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Stress lavoro-correlato: riflessioni sull’aggiornamento INAIL

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Sono passati quasi sei mesi dalla pubblicazione da parte di INAIL del manuale “La metodologia per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato”. Tale monografia è la nuova edizione aggiornata del testo del 2011 ‘Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato”.
In questo articolo provo ad illustrare quali sono le novità di tale aggiornamento alla luce della mia esperienza di consulente in questi ultimi sei mesi.

Una premessa: l’impianto metodologico è sostanzialmente invariato.

Il processo di valutazione e gestione del rischio si compone sempre di 4 fasi (fase propedeutica, fase della valutazione preliminare, fase della valutazione approfondita, fase di pianificazione degli interventi correttivi e piano di monitoraggio) e l’algoritmo, o diagramma di flusso come lo si preferisce definire, che raccorda tra loro le 4 fasi è identico a quello del 2011.

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La correlazione tra età anagrafica e infortuni dei lavoratori

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All’interno della globale sottovalutazione del fenomeno infortunistico, e nella ancora molto diffusa mancanza di cultura della sicurezza, si è iniziato solo di recente a prendere in esame il particolare problema del rapporto tra invecchiamento e infortuni sul lavoro. Secondo le recenti statistiche INAIL, emerge il fatto che sia la frequenza infortunistica che la gravità tendono ad aumentare con l’ età del lavoratore che rimane vittima, in modo più o meno grave, dell’infortunio stesso.
In particolare si evidenzia un picco evidente per i lavoratori di età uguale o superiore ai 65 anni.
Dal punto di vista del periodo di degenza dal momento dell’infortunio al momento di ripresa dell’attività lavorativa, si deve tenere conto delle capacità di ripresa dell’infortunato dal punto di vista fisico: spesso i lavoratori più anziani hanno bisogno di un periodo di recupero più lungo rispetto ai lavoratori più giovani, a causa dei vari cambiamenti fisiologici associati all’età, che inibiscono di conseguenza la capacità di guarigione dell’organismo. Particolare attenzione va poi riposta nel contesto lavorativo e nella sua organizzazione, ovvero vanno prese in considerazione le differenti mansioni dei lavoratori e quindi anche i rischi particolari connessi con le attività stesse.

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Esperienze di formazione sul rischio aggressione

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Il rischio aggressione è considerato un rischio emergente, tra i molteplici rischi in grado di interessare gli ambienti di lavoro.
Ad oggi il riferimento legislativo principale rispetto a questo tema resta il D. Lgs. 81/08, nella specificità dell’art. 28, il quale conferma che la valutazione deve riguardare “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari”.
Se si entra nel merito della definizione di “ violenza sul luogo di lavoro”, è ben chiaro come sia ampia questa accezione perché comprende “qualsiasi episodio che implichi insulti, minacce, forme di aggressione fisica o psicologica praticate sul lavoro, da soggetti esterni o interni all’organizzazione, in grado di mettere in pericolo la sicurezza, la salute e il benessere psicofisico della persona”.

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La bussola del preposto

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Cosa deve fare chi è promosso a Preposto? Quando da semplice Lavoratore si diventa Preposto, la vita in azienda cambia totalmente.

Quando da semplice Lavoratore si diventa Preposto, la vita in azienda cambia totalmente.
Il suo compito diventa nel quotidiano quello di far lavorare gli altri, ottenere che diano il meglio di se stessi, che si impegnino per rispettare i programmi e raggiungere gli obiettivi.

Dal punto di vista della Sicurezza, il Preposto, nella maggior parte dei casi, possiede come persona ancora l’anima del Lavoratore, ma come dipendente dell’azienda ha invece un ruolo diverso, un ruolo di potere acquisito e da esercitare nel modo più efficace possibile per l’Organizzazione e poi anche per lui.

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E’ nata ADiSS: l’Associazione per la Divulgazione delle Scienze Sociali

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Un ulteriore passo in avanti nell’impegno a promuovere il Welfare aziendale.
Servadio & Partners è tra i soci fondatori di ADiSS, Associazione senza scopo di lucro, per promuovere attività di utilità sociale nell’ambito di:

  • Conciliazione commerciale e civile
  • Formazione area risorse umane e sviluppo organizzativo – sicurezza nei luoghi di lavoro
  • Formazione finanziata
  • Organizzazione di eventi e manifestazioni di valenza culturale

Per scoprire chi siamo e di cosa di tratta, visita il sito dell’associazione: www.associazionediss.it

E’ in corso una rivoluzione nel mondo del lavoro: vietato non essere pronti!

Il facilitatore in materia di sicurezza sul lavoro

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Una figura sempre più strategica all’interno dei processi aziendali, in quanto garantisce una corretta organizzazione dei team di lavoro e il raggiungimento di obiettivi sfidanti in termini di efficienza ed efficacia e di sviluppo delle competenze.

Questo ruolo, declinato sulle tematiche della sicurezza nei luoghi di lavoro, diventa l’elemento chiave di promozione e diffusione di una vera e propria “cultura” della sicurezza in azienda. Un Safety Coach capace non solo di esaminare i comportamenti lavorativi, i condizionamenti e le resistenze che “non fanno sicurezza”; analizzare le statistiche di infortuni e malattie professionali, ma soprattutto fornire gli strumenti e i metodi per comunicare la sicurezza e adottare pratiche di prevenzione virtuose.

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