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Articolo di :

Cecilia Sistini

CATALOGO WEBINAR 2020

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Tecnostress e Netiquette

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Le regole di buon comportamento da seguire
Tecnostress in azienda

Lo stress, definito come una situazione di prolungata tensione che può ridurre l’efficienza sul lavoro e determinare un cattivo stato di salute, è oggi il secondo problema di salute legato all’attività lavorativa. Inoltre, risulta essere la causa del 50-60% di tutte le giornate lavorative perse, con un enorme costo economico per il sistema produttivo. Dando uno sguardo al futuro, si prevede che le persone colpite dallo stress sul posto di lavoro, saranno sempre di più col passare degli anni.

Al classico stress, poi, si aggiunge anche il concetto di Tecnostress. Questo termine, coniato nel 1984 da Craig Brod, identifica lo stress indotto nell’utilizzatore di nuove tecnologie. Un’altra definizione di Tecnostress è quella di Michelle Weil e Larry Rosen che alla precedente definizione aggiungono: “Ogni conseguenza negativa che abbia effetto su attitudini, pensieri, comportamenti o psiche, causata direttamente o indirettamente dalla tecnologia”.

Il fenomeno di per sé è irreversibile ed inarrestabile; l’obiettivo è quello di identificare i sintomi da Tecnostress per contenerlo, delimitarlo e presidiarlo con delle regole efficaci al fine di rendere più il tutto “più sostenibile” dal punto di vista del sistema persona, del sistema famiglia, del sistema sociale e del sistema aziendale.

La consulenza può aiutare a identificarne le cause e a gestirlo in maniera efficace.

Quindi, visto che dobbiamo farci i conti nei nostri vari mondi, anche il mondo aziendale si sta lentamente muovendo attraverso forme di prevenzione e contenimento.

Tra le numerose indicazioni e strumenti per prevenire e contrastare l’insorgenza del Tecnostress in azienda, c’è anche la Netiquette. Questa, altro non è che l’insieme di regole di buon comportamento che ogni utente Internet dovrebbe rispettare per usare correttamente la rete.

Il significato della parola netiquette deriva da net(work) «rete» e (e)tiquette «etichetta»; quindi ha la stessa funzione della buona educazione nella vita di tutti i giorni: il suo scopo principale è quello di disciplinare il comportamento degli utenti online nel rapportarsi tra di loro.

Le regole della netiquette non sono imposte per legge e il trasgredirle non comporta alcuna sanzione di tipo giuridico, salvo azioni che hanno rilevanza legale quali ad esempio la diffamazione. Il mancato rispetto delle sue regole, oltre che a far risultare l’utente grossolano e poco educato, può tradursi – quando si verifichi in ambito lavorativo, per quanto piccola l’azienda sia – in situazioni difficilmente gestibili, se non irrimediabilmente dannose.

Può portare, inoltre, da parte dei moderatori del servizio che si sta utilizzando, a conseguenze disciplinari che possono arrivare anche al blocco dell’account (Social Network, Chat, ecc.).

Queste regole hanno come scopo quello di far sì che l’esperienza del web sia la migliore possibile per chiunque vi acceda: ad esempio, è considerata una buona prassi quella di compilare correttamente il campo “oggetto” delle e-mail in modo da far comprendere al destinatario l’argomento del messaggio e permettergli di attribuirle la giusta importanza.

La Netiquette, dunque, oltre a rendere sicuramente più piacevole l’esperienza dell’utente sul web, permette anche una facilitazione delle comunicazioni tra utenti, alleggerendolo non solo di una serie di inconvenienti che potrebbero crearsi se non si seguisse la Netiquette ma, in più, fornisce delle importanti regole di base che lo guidano in qualsiasi momento di attività online.

A tal proposito, infatti, sono numerose le aziende che decidono di farsi creare, da specialisti del settore, un piano su misura che, partendo dalle regole fondamentali della Netiquette, sia cucito addosso alle proprie necessità.

Per questa ragione è importante curare il benessere organizzativo, poiché fornire nuove opportunità di sviluppo professionale, sanando conflitti o prevenendo disagi lavorativi e investire su relazioni interne più consolidate, capaci di produrre significati e valori condivisi, sono ormai la cura vincente a garanzia della buona salute dell’azienda stessa.

Tornando al nostro argomento principale, è importante sottolineare che la Netiquette informatica muta con l’evoluzione dello sviluppo delle tecnologie; comportamenti che precedentemente erano biasimati oggi non sono notati: prima dell’avvento della “banda larga” l’invio di un allegato di grandi dimensioni era considerata una infrazione del galateo del web poiché costringeva il destinatario a lunghe attese per scaricarlo. Oggi con la fibra e le connessioni mobili si inviano e scaricano facilmente anche files di grandi dimensioni.

Per concludere, nonostante non sia la soluzione all’intero problema del Tecnostress, si può considerare la Netiquette come un modo per prevenire o porre rimedio a condizioni che possono creare situazioni stressanti per chi fa uso della tecnologia sul proprio posto di lavoro ma anche nella sua quotidianità.

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Leggi l’articolo completo su PuntoSicuro.

La percezione del rischio ai tempi del Coronavirus

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Qual è l’atteggiamento delle persone nei confronti delle raccomandazioni di sicurezza anti contagio, adesso che la fase di riapertura delle attività è ormai iniziata?
Dopo qualche mese dall’avvio dell’”Emergenza Coronavirus”, tematica ormai all’ordine del giorno sia in ambito lavorativo sia non, ci si pone inevitabilmente domande su stati d’animo, reazioni da parte di aziende e comunità a valle di questo cambiamento radicale imposto per tutta la nazione. Quali sono le emozioni derivanti da questo “cambio di rotta”? Inizialmente si percepivano confusioni, paura, panico derivato da un sistema sanitario sull’orlo del collasso nelle Regioni in cui l’emergenza ha raggiunto il picco più critico.

Quando il virus era ancora lontano, tutti sono stati molto, forse troppo ottimisti ed eccessivamente fiduciosi sul fatto di poter essere o meno contagiati. Studi scientifici hanno constatato che la stragrande maggioranza della popolazione avesse la certezza di non essere neanche lontanamente a rischio contagio; in pratica vi era la convinzione che qualora il virus fosse arrivato in Italia, avrebbe colpito sì, ma senza contagiarci in prima persona. Tutto ciò nonostante l’OMS e gli epidemologi più rinomati al mondo, già prevedevano una pandemia di tipo mondiale che avrebbe infettato fino all’80% della popolazione mondiale (asintomatici compresi). Si può pertanto affermare con discreta certezza che la maggior parte dei cittadini sono stati vittima di una sorta di “ottimismo irrealistico” rispetto alla situazione in atto. In questa come in molte altre situazioni meno gravi e più comuni, tendiamo a percepire che “gli altri”, abbiano un rischio maggiore rispetto a noi, come se in qualche modo fossimo immuni da un qualcosa che statisticamente però, potrebbe accadere a noi con la stessa statistica di accadimento degli altri; questa percezione è ulteriormente accentuata nel caso di soggetti che non sono immuno-depressi e/o non soffrono di malattie gravi.

Nel momento in cui però, il virus è arrivato in Italia, i decessi e i ricoveri in terapia intensiva sono saliti a dismisura, e tutto il mondo a cui eravamo abituati fino al giorno prima è cambiato, la nostra percezione ha subito un rapido “giro di boa”, per tutta la durata della “Fase 1” imposta dal Governo. Ad oggi, ci si potrebbe aspettare, a valle dell’avvio della tanto sofferta fase di riapertura delle varie attività, un atteggiamento più consapevole dei rischi da parte di tutta la popolazione. Come ribadito più e più volte dall’OMS e dai maggiori esperti in materia, soprattutto in questa fase, sono, anzi dovrebbero, essere proprio i comportamenti umani a fare la differenza per riuscire a contenere il contagio; pertanto, sarebbe utile per non dire essenziale, conoscere e analizzare le nostre percezioni della situazione che attualmente ci circonda.

Il problema, molto triste e alquanto preoccupante, è che la percezione del rischio da contagio per la stragrande maggioranza della popolazione, sembra essere arrivata, nonostante l’incubo dei mesi passati, ai minimi storici: è sufficiente uscire di casa per vedere quante persone circolano senza mascherina (o con la mascherina ma lasciando il naso scoperto!), con passo spedito, in maniera indifferente.

Spesso camminano in coppia conversando amabilmente. Addirittura, si tossisce e si starnutisce senza mettersi la mano davanti alla bocca, gesto che dovrebbe essere dettato dall’educazione e dal senso civico della singola persona, più che dalla paura di un virus mondiale.

Nemmeno un’ordinanza restrittiva con relative multe salate potrebbe essere efficace per fare usare finalmente alle persone comuni un po’ di buon senso.

La scarsa percezione del rischio, e di conseguenza la bassa aderenza alle misure di prevenzione è una caratteristica diffusa sia nei giovani (a quali in un certo senso sembra piacere la trasgressione, forse perché dà la sensazione di essere invincibili), sia negli adulti (che senz’altro avranno altro a cui pensare, e che pensano che indossare la mascherina sia ridicolo, e che tutto quello che ci dice l’OMS siano stupidaggini), sia degli anziani (che spesso si fossilizzano dietro la posizione di aver finito la propria vita e non avere più nulla da perdere).

Ormai è fuori da ogni dubbio che il distanziamento fisico e non “sociale” (che fa ricorrere i nostri pensieri verso un costrutto di casta sociale, quanto meno pericoloso..) costituisca la principale misura di prevenzione contro la diffusione dei contagi e della pandemia: l’utilizzo di mascherine e guanti, la riduzione dei contatti e il mantenimento della distanza di sicurezza, sono le norme basilari da seguire.

Invece, gli stessi condomini, che sono sempre stati i maggiori centri di litigi e discussioni, sono diventati dei veri centri di aggregazione per aperitivi di gruppo, incontri sul pianerottolo, scambi di conversazioni e confidenze. Ora che, peraltro, la visita dei nonni ai nipotini è consentita, così come la partecipazione ai pranzi domenicali, sono la prova palese di come una motivazione affettiva, seppur comprensibile, possa provocare conseguenze anche molto gravi. La leggerezza di molti (per non dire l’irresponsabilità) espone a un grave rischio tutti quelli con cui vengono in contatto, senza neanche rendersene conto.

Purtroppo, chi è responsabile e agisce correttamente, pensa, in assoluta buona fede, che altri si comportino allo stesso modo, seguendo le norme di prevenzione, evitando di esporsi a situazioni di rischio e mantenendo le rispettose distanze. Se provassimo a considerare ogni nostro interlocutore come un soggetto potenzialmente infettante, aumenterebbe lo stato di allerta, la prudenza, e senza troppo sforzo faremmo davvero tutti la nostra parte.

La convivenza con la paura del contagio ci accompagnerà per diverso tempo; e poi siamo così sicuri che i luoghi di lavoro siano gli ambienti “più a rischio”…?

L’attenzione a questo virus bio-psichico (cit. Andrea Cirincione), dovrà essere per forza di cose senza confini personali e di ruolo aziendale; la disciplina condivisa e rispettata da tutti è la prima vera iniezione di fiducia di cui tanto abbiamo bisogno!

Articolo pubblicato su Punto Sicuro

Il Care-Covid Manager [Newsletter]

643 359 Servadio & Partners

Il Covid-19 è un virus “biopsichico”?*(cit.A.Cirincione)

La prospettiva post emergenza che si prospetta, richiederà di adattare le modalità di organizzare il lavoro per un periodo non breve. Nel caso italiano il punto di riferimento per la ripresa delle attività è il protocollo (Governo, 2020) siglato dalle parti sociali il 14 marzo 2020 e integrato il 24 aprile 2020.

In questo documento sono indicati 13 cambiamenti necessari alla ripresa delle attività produttive. Questi richiederanno modifiche molto rilevanti nel funzionamento delle organizzazioni.

Il cambiamento è spesso accompagnato da incertezza, può creare lavoro aggiuntivo nella transizione e al termine può portare a un senso di perdita

Lo stress prodotto dal cambiamento organizzativo può essere legato sia al processo di cambiamento sia ai risultati raggiunti.

Le specifiche attività che richiamano la competenza degli Psicologi del lavoro e delle organizzazioni:

  • la partecipazione alla progettazione del percorso di cambiamento in relazione alle variabili psicosociali ed individuali;
  • la scelta degli strumenti di valutazione collettiva, loro utilizzo e valutazione delle risultanze per il report alla Direzione aziendale, al RSPP e al Medico Competente;
  • la rilevazione e il monitoraggio del clima organizzativo;
  • l’introduzione della valutazione individuale dello stress ed eventuale approfondimento sulla sindrome post traumatica da stress;
  • la valutazione e prevenzione della sindrome da burnout, un rischio che grava su tutti ma in particolare sugli operatori sanitari;
  • l’introduzione della valutazione psicologica individuale in caso di comportamento disfunzionale (ad esempio aggressivo);
  • la valutazione della performance lavorativa del gruppo e del singolo;
  • l’attività di re-energizzazione dei team aziendali;
  • l’attività di facilitazione nei processi fiduciari i membri dell’organizzazione;
  • la creazione del “care team interno” e la supervisione dello stesso;
  • l’attività di “primo soccorso psicologico”;
  • l’attività di Coaching e Team Coaching;
  • la Ristrutturazione del Benessere Organizzativo.

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Se volete usufruire dei nostri servizi o volete ricevere maggiori informazioni riguardo gli stessi, contattateci inviando una mail a info@servadioepartners.com

Lo spirito della ripresa [Newsletter]

800 449 Servadio & Partners

In una situazione di grave emergenza, ci si trova di fronte ad una realtà di vita differente dal normale. Alcuni sono stati costretti all’isolamento, altri hanno dovuto continuare a lavorare in un modo nuovo rispetto al solito, e altri ancora si sono trovati in prima linea ad affrontare l’emergenza.
Ognuno si è trovato di fronte ad uno scenario differente dal “normale” e ha reagito in maniera differente. Tutti, però, ci siamo trovati a dover cambiare, ad attingere alle nostre risorse e a volte ad esaurirle.

Stiamo per affrontare una nuova fase e questa volta dobbiamo essere preparati alla ripartenza. Non possiamo farci cogliere alla sprovvista, ma possiamo utilizzare strumenti per organizzare in maniera efficace il momento. Non possiamo pensare di riaffrontare la “normalità” come se nulla fosse stato e per questo dobbiamo portare il focus sulla persona, non solo su una parte di noi.
Tutta la nostra essenza è stata coinvolta deve essere pensata quindi un’azione integrata su: corpo, mente e comportamento.

In questa nuova fase della crisi dobbiamo avere come obiettivo primario il benessere della persona, indagandola in ogni sfera: lavorativa personale e intima.

Il nostro obiettivo è fornire un supporto concreto all’ integrazione, armonia e funzionalità di corpo, mente e comportamento, sostenendo la persona nell’ affrontare il cambiamento nel ruolo che investe e nella sfera privata.

CORPO  MENTE  COMPORTAMENTO  
Siamo abituati a sentirci prevalentemente soli e, troppo spesso, in questa isolata confusione non riusciamo a trovare un reale contatto con noi stessi. Abbiamo difficoltà a prenderci un attimo per fermarci, pacificare la nostra mente e riequilibrare il corpo; siamo in realtà immersi in un mare energetico.   Serve imparare a respirare con consapevolezza e presenza mentale, a far riposare la mente stanca per ritrovare una serenità ed una tranquillità interiore nei momenti del bisogno.   Attraverso l’apprendimento di esercizi “statici” e “dinamici” si può imparare a sbloccare tutti gli intrecci che la vita ci provoca, per ritrovare dentro di noi la fluidità e l’energia per affrontarla al meglio.La nostra parte cognitiva è sottoposta a pensieri di ogni genere (intrusivi e meno). Comprendere i meccanismi della memoria e il ruolo delle rappresentazioni mentali è di fondamentale importanza per attivare processi di adattamento funzionale e di resilienza.   Conoscere e comprendere il nostro funzionamento cognitivo, le principali “trappole della mente” e le nostre strategie di coping razionale basate sul principio di realtà può consentirci di gestire questi pensieri intrusivi, aiutandoci a diventare resilienti.La situazione attuale di caos e instabilità richiede una grande forza d’animo e la capacità di resistere e risalire sulla barca ribaltata dalle onde; risalire, fiduciosi nelle proprie risorse e nella possibilità futura di un miglioramento.   La Resilienza è forza d’animo, è il saper resistere agli urti della vita, risalendo e non rompendosi o, qualora rotti, riaggiustandosi. È in parte innata, ma in buona parte appresa.   Conoscere e imparare a pensare “resilientemente” attraverso i filtri cognitivi, che devono essere utilizzati frequentemente e non sporadicamente.

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Il tema della disconnessione associata al tecnostress

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L’epidemia causata dal Covid-19, più comunemente noto come Coronavirus, ha costretto la popolazione mondiale e, in particolare, quella italiana a rinchiudersi dentro casa. Ciò ha avuto come conseguenza la necessità di ricercare nuove forme di lavoro che esulassero da quelle più comuni e tipiche.
A tal proposito, la possibilità di svolgere “lavoro agile” (o smart working) è nota nel contesto italiano da diverso tempo ed è regolata dalla legge 81/2017. Invece, cosa meno comune (ma non di certo sconosciuta) riguarda l’utilizzo delle videoconferenze per ovviare all’impossibilità di comunicare vis-à-vis.
Questi due “nuovi” aspetti del lavoro, pur essendo delle modalità “comode”, portano con sé dei rischi legati ai temi di Disconnessione e Technostress. In che modo? Già nel 2008, Ragu-Nathan e collaboratori avevano ipotizzato (e poi validato) l’esistenza di cinque dimensioni di questo costrutto (Overload, Invasion, Complexity, Insecurity, Uncertainty). Il lavoro agile si associa alle dimensioni Overload e Invasion, mentre le videoconferenze richiamano la dimensione Uncertainty. Vediamo come.

Analizziamo il lavoro agile. Lo stereotipo del lavoratore moderno è quello che lo vede in possesso di un laptop e di uno smartphone aziendale. Il fine è quello di, da una parte, dotare il lavoratore degli strumenti adatti a svolgere la propria mansione anche fuori dall’ufficio e di renderlo efficiente lavorando con più strumenti simultaneamente (multitasking); dall’altra, di renderlo sempre reperibile. Tant’è che oggi un termine che si associa alla società moderna è quello di “24/7”, coniato da Jonathan Crary: cioè essere attivi e reperibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Ciò che non si considera è che l’utilizzo spropositato dei dispositivi digitali (smartphone su tutti), non fa altro che sovraccaricare il cervello di informazioni (Overload), impedendo al lavoratore di riposare anche fuori dall’orario di lavoro e durante i weekend, provocandogli, inoltre, la sensazione di sentirsi invaso (Invasion). In questo contesto, la possibilità di disconnettersi diventa allora un espediente per staccare la spina e a ridurre il rischio di “technostressarsi”. Cosa che, a pensarci bene, non si fa quasi mai.
Eppure, è la stessa legge che regola il lavoro agile a riconoscere al lavoratore «il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi» subordinandolo al «rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità».
Se per il lavoro agile la possibilità di disconnessione può figurare come un’utile strategia di difesa dal rischio Technostress, lo stesso non si può dire quando a disconnettersi non è l’essere umano, ma la tecnologia. Il lavoro da casa spesso ci induce a comunicare e a lavorare in videoconferenza con altre persone. Nonostante esistano ormai diverse piattaforme in grado di ottemperare a questa esigenza, si stanno riscontrando sempre più problemi di rete causati dall’elevato numero di persone connesse alla stessa videochiamata. E la colpa non può essere attribuita solo ed esclusivamente alla qualità della connessione Internet, considerando che la fibra copre buona parte del territorio nazionale.
La qualità della videochiamata può incidere fortemente sulla comunicazione generando incomprensioni, ma soprattutto malcontento e incertezza legati all’utilizzo di una tecnologia dalla quale ci si aspetterebbero meno malfunzionamenti (Uncertainty). A queste si accompagnano emozioni quali ansia, frustrazione, rabbia che si ripresentano spesso in questo periodo di quarantena obbligatoria.
Le stesse le possiamo ritrovare quando stiamo connessi troppo a lungo, magari perché ci sentiamo legittimati a rispondere ad una mail o ad una chiamata di lavoro fuori orario.
Potremmo, invece, utilizzare il tempo che abbiamo a nostra disposizione per prendere alcuni piccoli accorgimenti che migliorerebbero la nostra vita quotidiana, che vanno dalla semplice disconnessione dei dispositivi digitali alla più complessa elaborazione delle nostre emozioni. Ritagliarci del tempo per stare a contatto con le emozioni “negative” che queste situazioni ci suscitano potrebbe rivelarsi un’arma a nostro favore in questo grande periodo di incertezza. E, perché no, potremmo imparare a sdrammatizzare se Skype ci mostrasse improvvisamente un errore, proprio mentre stavamo esponendo un concetto fondamentale della formazione erogata in modalità webinar.
Allora, mentre restiamo a casa, proviamo a ripensare il nostro tempo, pensando che potrebbe andare peggio. Ad esempio, potremmo non avere Internet.

Massimo Servadio

Psicoterapeuta e Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni, Esperto in Psicologia della Salute Organizzativa e Psicologia della Sicurezza lavorativa

Catalogo Corsi Webinar 2020 [Newsletter]

1024 733 Servadio & Partners

CATALOGO CORSI WEBINAR 2020

 La parola “webinar” è un neologismo che deriva dalla contrazione delle parole Web e Seminar. Il significato letterale è seminario via web e questa è l’esatta definizione: “Un webinar è un evento pubblico che avviene online, […] è un’occasione in cui più persone si ritrovano via internet, mediante una piattaforma o un software, nello stesso momento […] per discutere di un certo argomento: chi presenta o conduce l’evento può usare diversi strumenti online, mostrando slide, filmati, confrontandosi in diretta con gli altri partecipanti, sia in forma scritta […] sia a voce […].

Ci affidiamo alle piattaforme più comuni per venire il più possibile incontro alle vostre esigenze:

Oppure mettiamo a disposizione la nostra piattaforma webinar.

Il nostro obiettivo è fornire informazione e consapevolezza primaria sul tema in esame.

I NOSTRI TITOLI WEBINAR

  • STRESS E TECHNOSTRESS AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
  • COMPORTAMENTI ED EFFETTI DELL’ISOLAMENTO FORZATO
  • L’IMPATTO PSICOLOGICO DEL RITORNO AL LAVORO
  • RISCHIO BIOLOGICO E PROTOCOLLO COVID
  • GESTIONE CAPO COLLABORATORE: il ruolo del capo come agente di sviluppo dei propri collaboratori
  • TIME MANAGEMENT: gestire efficacemente le proprie attività nel tempo a disposizione
  • AGE MANAGEMENT: aumento dell’età anagrafica in azienda e valorizzazione delle risorse
  • PROBLEM SOLVING E DECISION MAKING
  • STILI DI NEGOZIAZIONE
  • GENDER MANAGEMENT
  • LEADERSHIP MULTICULTURALE: multiculturalità e pluriculturalità come una risorsa e non un ostacolo
  • SPUNTI DI ANALISI TRANSAZIONALE (AT) PER ORIENTARSI NELLA
  • GESTIONE DELLA RELAZIONE
  • ATTEGGIAMENTI RELAZIONALI E COMUNICAZIONE EFFICACE
  • “TU MI STAI DIECENDO CHE”: saper riformulare per portare a buon fine l’azione comunicativa.
  • SEMPLICI ACCORGIMENTI PER FARSI ASCOLTARE: alcuni suggerimenti semplici per migliorare la propria capacità di comunicazione.
  • IL COLORE DELLE EMOZIONI: riconoscere e verbalizzare le emozioni per migliorare la propria autoefficacia.
  • GESTIRE E COMUNICARE IN SITUAZIONE DI EMERGENZA
  • PERCORSI DI RESILIENZA NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA
  • DISFUNZIONI ORGANIZZATIVE: STRESS, MOBBING E BURN-OUT
  • STRESS: stress e corpo, stress e tempo, stress e conflitti
  • TECHNOSTRESS
  • CULTURA DELLA SICUREZZA E COMPORTAMENTI SICURI
  • NON TECHNICAL SKILLS IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO
  • TUTTI I CORSI DI CUI ART. 37 T.U. 81/08 & ACCORDO STATO-REGIONI 21.12.2011

È possibile creare anche corsi webinar disegnati su misura per voi!

Se volete usufruire dei nostri servizi o volete ricevere maggiori informazioni riguardo gli stessi, contattateci inviando una mail a info@servadioepartners.com

Novità da Fondimpresa, i nostri titoli Webinar e il Servizio di Supporto Psicologico [Newsletter]

275 183 Servadio & Partners

Il Consiglio di Amministrazione di Fondimpresa in data 15 Aprile 2020 ha deciso di prorogare fino al 15 Giugno la sospensione di tutte le attività formative in modalità Aula frontale.

È stata, inoltre, data la possibilità di realizzare, con decorrenza 15 Aprile, la conversione in modalità Videoconferenza delle attività formative in corso già finanziate da realizzare in modalità Aula frontale, di Coaching e Action Learnig.

Tale determinazione rientra nell’ambito della fase di “Emergenza Sanitaria”, decretata dalle autorità di Governo, per contenere la diffusione del virus Covid-19.

Notizia completa sul sito Fondimpresa

A tal proposito…

I NOSTRI TITOLI WEBINAR

  • STRESS E TECHNOSTRESS AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
  • COMPORTAMENTI ED EFFETTI DELL’ISOLAMENTO FORZATO
  • L’IMPATTO PSICOLOGICO DEL RITORNO AL LAVORO
  • RISCHIO BIOLOGICO E PROTOCOLLO COVID
  • AGE MANAGEMENT: aumento dell’età anagrafica in azienda e valorizzazione delle risorse
  • GESTIONE CAPO COLLABORATORE: il ruolo del capo come agente di sviluppo dei propri collaboratori
  • PROBLEM SOLVING E DECISION MAKING
  • GESTIRE E COMUNICARE IN SITUAZIONE DI EMERGENZA
  • TECHNOSTRESS
  • STRESS, STRESS E CORPO, STRESS E TEMPO, STRESS E CONFLITTI
  • DISFUNZIONI ORGANIZZATIVE: STRESS, MOBBING E BURN-OUT
  • CULTURA DELLA SICUREZZA E COMPORTAMENTI SICURI
  • NON TECHNICAL SKILLS IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO
  • PERCORSI DI RESILIENZA NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA
  • MULTICULTURALITÀ E PLURICULTURALITÀ COME UNA RISORSA E NON UN OSTACOLO.
  • LEADERSHIP MULTICULTURALE
  • GENDER MANAGEMENT
  • TUTTI I CORSI DI CUI ART. 37 T.U. 81/08 & ACCORDO STATO-REGIONI 21.12.2011

È possibile creare anche corsi webinar disegnati su misura per voi.

Per Concludere…

Se pensate che un supporto psicologico possa esservi d’aiuto in questo momento di difficoltà per l’Italia
intera, noi della Servadio & Partners mettiamo a vostra disposizione tutte le nostre competenze
attraverso/grazie ad un team di professionisti psicologi.

Non cercate di placare l’ansia inseguendo informazioni spesso amplificate ed incontrollate.

In caso di quesiti di tipo medico o comportamentale, vi raccomandiamo di seguire le indicazioni fornite dalle Autorità sanitarie:

Ministero della Salute

Istituto Superiore di Sanità


Se volete usufruire dei nostri servizi o volete ricevere maggiori informazioni riguardo gli stessi, contattateci inviando una mail a

info@servadioepartners.com

I nostri corsi Webinar [Newsletter]

800 532 Servadio & Partners

La Servadio & Partners non si ferma e propone il suo catalogo corsi anche in modalità Webinar!

Per ottenere una buona qualità del prodotto e soddisfare utenti e formatori, proponiamo Webinar che non superino complessivamente l’ora e mezza.

Ci affidiamo alla nostra piattaforma o a quelle più efficienti per venire incontro alle vostre esigenze:

Il nostro obiettivo è fornire informazione e consapevolezza primaria sul tema in esame.

I NOSTRI TITOLI WEBINAR

  • AGE MANAGEMENT: aumento dell’età anagrafica in azienda e valorizzazione delle risorse
  • GESTIONE CAPO COLLABORATORE: il ruolo del capo come agente di sviluppo dei propri collaboratori
  • PROBLEM SOLVING E DECISION MAKING
  • GESTIRE E COMUNICARE IN SITUAZIONE DI EMERGENZA
  • TECHNOSTRESS
  • STRESS, STRESS E CORPO, STRESS E TEMPO, STRESS E CONFLITTI
  • DISFUNZIONI ORGANIZZATIVE: STRESS, MOBBING E BURN-OUT
  • CULTURA DELLA SICUREZZA E COMPORTAMENTI SICURI
  • NON TECHNICAL SKILLS IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO
  • STRESS E TECHNOSTRESS AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
  • COMPORTAMENTI ED EFFETTI DELL’ISOLAMENTO FORZATO
  • PERCORSI DI RESILIENZA NELLE SITUAZIONI DI EMERGENZA
  • RISCHIO BIOLOGICO E PROTOCOLLO COVID
  • MULTICULTURALITÀ E PLURICULTURALITÀ COME UNA RISORSA E NON UN OSTACOLO. LEADERSHIP MULTICULTURALE
  • GENDER MANAGEMENT

È possibile creare anche corsi webinar disegnati su misura per voi.

Se volete usufruire dei nostri servizi o volete ricevere maggiori informazioni riguardo gli stessi, contattateci inviando una mail a info@servadioepartners.com

La formazione Servadio & Partners srl non si ferma durante l’emergenza Coronavirus! [Newsletter]

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L’arte della formazione è un muscolo che se non utilizzato si atrofizza; il nostro obiettivo è quello di restare attivi,di poter dire “continuiamo ad esistere” e “continuiamo a formarvi”, attraverso modalità di comunicazione e formazione nuove.

COS’E’ IL WEBINAR?

La parola “webinar” è un neologismo che deriva dalla contrazione delle parole Web e Seminar. Il significato letterale è seminario via web e questa è l’esatta definizione: “Un webinar è un evento pubblico che avviene online, […] è un’occasione in cui più persone si ritrovano via internet, mediante una piattaforma o un software, nello stesso momento […] per discutere di un certo argomento: chi presenta o conduce l’evento può usare diversi strumenti online, mostrando slide, filmati, confrontandosi in diretta con gli altri partecipanti, sia in forma scritta […] sia a voce […].

Grazie a internet, il webinar coniuga in un’unica esperienza la comodità di fruizione da remoto con l’efficacia e l’interattività tipiche di un evento in presenza. Proprio come in un’aula reale ci si ritrova all’ora prestabilita e tutti i partecipanti hanno la possibilità di intervenire attivamente nel corso dell’evento per porre domande e condividere idee.
Scegliamo insieme a te la piattaforma Webinar che meglio incontra le nostre esigenze, il tema della formazione necessaria e organizziamo gli argomenti con lo scopo di creare massimo interesse e massima collaborazione da parte dei partecipanti.

Analizziamo nel dettaglio:

  • la condivisione dello schermo
  • l’interfaccia docente/discente
  • la registrazione dei partecipanti
  • il numero dei partecipanti
  • la presenza di chat o modalità alternativa di interazione
  • la presenza di lavagna
  • la registrazione (eventuale) della sessione
  • il materiale didattico
  • la durata (consigliata 1,5/2h, massimo 4h)
  • il costo

Se per te è importante non fermare le attività di formazione della tua azienda e vuoi una soluzione all-inclusive con un unico strumento, contattaci e senza impegno analizzeremo insieme il tuo progetto webinar passo per passo e gli obiettivi che vuoi raggiungere!

Se volete usufruire dei nostri servizi o volete ricevere maggiori informazioni riguardo gli stessi, contattateci inviando una mail a

info@servadioepartners.com